Richiesta di estensione massima dei benefici previsti massimi dalla Carta Europea delle Lingue a sardo e friulano

 

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La nona commissione della Camera, di cui fa parte l’onorevole Antonello Mereu (UDC), approva oggi un testo nel quale si chiede all’aula di estendere i benefici massimi della Carta Europea delle Lingue a sardo e friulano.

 

 

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (nuovo testo C. 5118, Governo e abb)

 

         

 

 

 

          La IX Commissione (Trasporti, poste e telecomunicazioni),

 

 esaminato il nuovo testo del disegno di legge, recante ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (nuovo testo C. 5118, Governo e abb);

 

premesso che:

 

– la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie riflette, la preoccupazione da un lato, di mantenere e sviluppare le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Europa e, dall’altro, di assicurare il rispetto del diritto universalmente riconosciuto e irrinunciabile di utilizzare una lingua regionale o minoritaria tanto nella vita privata che in quella pubblica;

 

– per ciascuna lingua indicata al momento della ratifica ogni Parte si impegna ad applicare un minimo di trentacinque paragrafi scelti tra le disposizioni della Parte III della Carta, con obbligo di adottarne dieci di quelli facenti parte di un nucleo irrinunciabile,

 

– nella Parte III vengono previsti, in particolare, interventi volti alla conservazione e allo sviluppo delle lingue regionali e minoritarie, nei settori dell’istruzione prescolare, primaria, secondaria o professionale, universitaria, della giustizia, della pubblica amministrazione e dei media;

 

considerato che il nuovo testo del disegno di legge in oggetto riconosce alti livelli di protezione alle lingue protette da accordi internazionali quali il tedesco, lo sloveno, il francese e il ladino, mentre per le lingue di cui alla legge n. 482 del 1999, tra cui il sardo e il friulano che hanno larga diffusione sul territorio nazionale, sono previsti livelli di protezione più bassa, con particolare riguardo ai paragrafi concernenti l’istruzione scolastica, i media, la giustizia e la pubblica amministrazione;

 

esprime:

 

PARERE FAVOREVOLE

 

con la seguente condizione:

1) siano assicurati alla lingua sarda e friulana, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, i medesimi livelli di protezione previsti dai paragrafi concernenti l’istruzione scolastica, i media, la giustizia e la pubblica amministrazione per le lingue protette da accordi internazionali, quali il tedesco, lo sloveno, il francese e il ladino.

 

 

 

 

 

 

 

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 (nuovo testo C. 5118, Governo e abb)

 

 

 

Relazione dell’On. Mereu

 

 

 

 

 

La Commissione Trasporti è chiamata ad esprimere il parere di competenza sul nuovo testo del disegno di legge recante Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottato come testo base dalla III Commissione e modificato nel corso dell’esame in sede referente..

 

La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è stata redatta in seno al Consiglio d’Europa e aperta alla firma a Strasburgo il 5 novembre 1992[1]. Dopo il raggiungimento delle cinque ratifiche previste, la Carta è entrata in vigore a livello internazionale. Attualmente la Carta è in vigore per 25 Paesi del Consiglio d’Europa, mentre altri 8 hanno firmato la Carta senza peraltro ancora ratificarla: tra questi ultimi vi è anche l’Italia, la cui firma risale al 27 giugno 2000. La Carta è volta alla protezione e alla promozione delle lingue regionali e minoritarie storicamente radicate: essa riflette la preoccupazione da un lato di mantenere e sviluppare le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Europa, e dall’altro di assicurare il rispetto del diritto universalmente riconosciuto e irrinunciabile di utilizzare una lingua regionale o minoritaria tanto nella vita privata che in quella pubblica.

 

La Carta consta di un Preambolo e di 23 articoli.

 

L’articolo 1 contiene importanti definizioni su cui si impernia il seguito della Carta: con l’espressione “lingue regionali o minoritarie” si intendono le lingue tradizionalmente parlate nell’ambito del territorio di uno Stato da una minoranza di cittadini, con esclusione dei dialetti della lingua ufficiale e delle lingue di origine di eventuali gruppi di immigrati. D’altra parte, con l’espressione “territorio nel quale una lingua regionale o minoritaria viene usata” si intende l’area geografica nella quale l’uso di questa lingua ha una diffusione tale da giustificare l’adozione delle diverse misure di tutela e promozione previste dalla Carta. L’articolo in esame prevede anche il caso di “lingue sprovviste di territorio”, minoritarie ma senza riferimento a una particolare area geografica.

 

Gli articoli 2 e 3 riguardano specificamente gli impegni delle Parti contraenti di cui si è già fatto cenno: esse si impegnano ad applicare le disposizioni della Parte II a tutte le lingue regionali o minoritarie presenti nel proprio territorio e rispondenti alle definizioni dell’articolo 1. Per ciascuna lingua indicata al momento della ratifica ogni Parte si impegna ad applicare un minimo di trentacinque paragrafi scelti tra le disposizioni della Parte III della Carta, con obbligo di adottarne dieci di quelli facenti parte di un nucleo irrinunciabile, come enunciati agli articoli 8-13. Ognuna delle Parti potrà altresì notificare successivamente di voler applicare altri paragrafi, oltre a quelli comunicati al momento della ratifica, o di voler estendere ad altre lingue la tutela assicurata dalla Carta.

 

Gli articoli 4 e 5 contengono clausole di salvaguardia del diritto internazionale esistente (diritto all’integrità degli Stati esistenti, Carta delle Nazioni Unite, diritti garantiti dalla Convenzione europea sui Diritti dell’Uomo), nonché delle eventuali previsioni nazionali già esistenti, negli Stati che diverranno Parti della Carta, in merito alla tutela e allo stato giuridico dei membri delle varie minoranze. Ai sensi dell’articolo 6, le Parti si impegnano a fornire debita informazione sui diritti e i doveri sanciti dalla Carta a tutti i destinatari di essa (pubbliche autorità, organizzazioni e individui).

 

L’articolo 7 – che costituisce l’intera Parte II – concerne gli obiettivi e i principi da perseguire con l’applicazione dell’Accordo: prioritario è il riconoscimento delle lingue regionali o minoritarie quali espressione della ricchezza culturale.

 

La Parte III è costituita dagli articoli da 8 a 14 e concerne propriamente le misure che devono favorire la conservazione e lo sviluppo delle lingue regionali e minoritarie nei settori dell’istruzione prescolare, primaria, secondaria o professionale, universitaria, della giustizia, della pubblica amministrazione e dei media. Per quanto riguarda quest’ultimo settore, che più direttamente interessa le competenze della Commissione Trasporti, l’articolo 11 prevede che le Parti si impegnano, nei limiti delle proprie competenze, a incoraggiare i tipi di espressione e le iniziative proprie delle lingue regionali o minoritarie, e a favorire i diversi mezzi di accesso alle opere prodotte in queste lingue, inclusa un’attività di traduzione da e verso le lingue regionali e minoritarie.

 

La Parte IV si compone degli articoli da 15 a 17, in base ai quali le Parti presenteranno al Segretario Generale del Consiglio d’Europa rapporti periodici sull’attuazione della Carta.

 

La Parte V, costituita dagli articoli da 18 a 23, reca le clausole finali del Trattato.

 

Per quanto riguarda il disegno di legge di iniziativa governativa, si segnala che le lingue oggetto di tutela sono quelle delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate nonché di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo che, a seguito della ratifica della Carta, saranno considerate “lingue regionali o minoritarie” sul territorio della Repubblica italiana, sulla base di quanto indicato dall’articolo 2 della legge n. 482 del 1999.

 

E’ importante segnalare che, nel corso dell’esame in sede referente presso la III Commissione, il 23 maggio 2012, è stato approvato un emendamento al testo d’iniziativa governativa, che estende l’ambito di applicazione della Convenzione non solo alle lingue regionali o minoritarie di cui all’articolo 2 della legge n. 482 del 1999, ma anche a quelle delle minoranze rom e sinti, integrando conseguentemente l’Allegato A annesso al disegno di legge.

 

A questo riguardo, si segnala che la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, all’articolo 1, lettera a). definisce quali “lingue regionali o minoritarie» le lingue: usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato; e diverse dalla lingua ufficiale di detto Stato;[2]. Alcuni tra gli Stati firmatari che hanno dichiarato di voler estendere le previsioni della Carta anche alle lingue Rom e Sinti (tra gli altri, Germania, Austria, Polonia), hanno specificato, nelle proprie dichiarazioni, le singole disposizioni da applicare alle lingue sopracitate, tra le disposizioni previste nel Capo III.

 

Ai sensi dell’articolo 3 del disegno di legge, l’elencazione delle minoranze è specificata in conformità a quanto sancito dall’articolo 3, paragrafo 1, della Carta. Secondo quanto previsto dall’articolo 2, paragrafo 2, della Carta, l’Italia s’impegna ad applicare alcuni paragrafi scelti fra le disposizioni contenute nella parte III della Carta ed elencati nell’Allegato A. Inoltre, come precisato nella relazione illustrativa, soltanto per la minoranza croata, si applica la lettera a) dell’articolo 14 (cooperazione transfrontaliera), in quanto la relativa misura è prevista dal Trattato italo-croato sui diritti delle minoranze, ratificato ai sensi della legge 23 aprile 1998, n. 129. Per le lingue delle minoranze presenti nelle regioni a statuto speciale (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) e nelle province autonome di Trento e di Bolzano sono stati individuati ulteriori paragrafi, corrispondenti alle più favorevoli disposizioni vigenti dei rispettivi statuti.

 

Secondo quanto disposto dall’articolo 4, riguardante la programmazione radiotelevisiva, in applicazione dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo devono essere introdotte misure dirette ad assicurare la diffusione di programmi radiotelevisivi nelle lingue regionali o minoritarie di cui all’articolo 3 della presente legge, conformemente a quanto disposto dall’articolo 12 n. 482 del 1999.

 

Tali disposizioni, a mio avviso, per quanto apprezzabili, non consentiranno di risolvere e migliorare la situazione di alcune lingue minoritarie che hanno larga diffusione sul territorio nazionale, quali la lingua sarda e la lingua friuliana. In particolare, per quanto riguarda il sardo, ritengo opportuno sottolineare che esso rappresenta l’identità culturale di un’intera regione nonché la lingua minoritaria e regionale più diffusa sul territorio nazionale. Ciò nonostante, mentre per le lingue protette da accordi internazionali come il tedesco, lo sloveno, il francese e il ladino sono riconosciuti alti livelli di protezione, per le lingue di cui alla legge n. 482 del 1999, tra cui il sardo e il friulano sono previsti livelli di protezione più bassa, con particolare riguardo ai paragrafi concernenti l’istruzione scolastica, i media, la giustizia e la pubblica amministrazione. Estendere i medesimi livelli di protezione anche al sardo e al friulano rappresenterebbe il modo migliore per conservarne l’uso contribuendo così a mantenere e sviluppare le tradizioni e le identità culturali europee in conformità a quanto previsto dal preambolo della Carta europea in oggetto.

 

Tutto ciò considerato, formulo la seguente proposta di parere favorevole con una condizione: siano assicurati alla lingua sarda e friulana, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, i medesimi livelli di protezione previsti dai paragrafi concernenti l’istruzione scolastica, i media, la giustizia e la pubblica amministrazione per le lingue protette da accordi internazionali, quali il tedesco, lo sloveno, il francese e il ladino.

 




[1]     Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale, fondata il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. La sede istituzionale è a Strasburgo, in Francia. Lo strumento principale d’azione consiste nel predisporre e favorire la stipulazione di accordi o convenzioni internazionali tra gli Stati membri e, spesso, anche fra Stati terzi. Le iniziative del Consiglio d’Europa non sono vincolanti e vanno ratificate dagli Stati membri.

 

[2]     Secondo fonti ministeriali, riportate nella Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, nel 2010 erano presenti in Italia circa 130.000/150.000 Rom e Sinti, di cui all’incirca 70.000 italiani. Le previsioni della Carta, pertanto, sembrerebbero potersi applicare soltanto al 50 pern cento  della popolazione Rom e Sinti dotata di cittadinanza italiana.

 

 

 

 

Richiesta di estensione massima dei benefici previsti massimi dalla Carta Europea delle Lingue a sardo e friulanoultima modifica: 2012-08-02T00:10:00+02:00da angelocanu76
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