Carchi resposta (bene sestada) a su professorone de linguìstica italiana Claudio Giovanardi

asinello.png

Alessandro Dessì

29 settembre 2012

Sos sardos faeddant su sardu e sas provocatziones suas (chi iscriet s’italianu peus de jaja mea) e chi sunt finas unu pagu ratzistas, abarrant pro nois che abba frisca. Nois sardos, ladinos e furlanos amus a sighire innantis finas a su bilinguismu integrale che a totu sas ateras minoridades de s’Europa. A nos intender (lu iscrio gasi pro narrere). Alessandro Dessì

I sardi parlano il sardo e le sue (che scrive in italiano peggio di mia nonna) provocazioni, perfino un po’ razziste, restano per noi come acqua fresca. Noi sardi, ladini e friulani continueremo ad andare avanti fino al bilinguismo perfetto come tutte le altre minoranze d’Europa. A risentirci (lo scrivo così per dire). Alessandro Dessì

Giorgio Rusta

29 settembre 2012

complimenti professore. farebbe però meglio ad occuparsi di linguistica italiana. Sa nella regione dove lei insegna linguistica italiana non distinguono ancora bene SONO e STO. Il nostro bel stato unitario farebbe meglio a restituire alla Sardegna i quattrini della vertenza entrate, la da voi si direbbe NON SONO MICA BRUSCOLINI… so benissimo, come lei del resto che riducendo le nostre radici a semplice folklore ci levereste una volta di più quel minimo di coscienza di essere un popolo che ancora ci rimane…ma forse questo discorso fatto da un linguista è sinceramente ridicolo.
a nos bìdere cun salude

giulia

30 settembre 2012

Se non avessi letto che chi ha scritto l’articolo è addirittura professore, avrei pensato che fosse stato scritto da un ignorante completo. Ma siccome chi lo ha scritto pare sia istruito non rimane che la seconda ipotesi. Che sia in malafede.

ansapi

30 settembre 2012

… un professore di linguistica che scoraggia l’uso di una lingua in contesti civili e sociali ufficiali perché dotata di una cinquantina di dialetti.
direi che potremmo, di conseguenza e applicando lo stesso ragionamento, smettere di insegnare l’italiano e dedicarci alle sagre delle lenticchie e del cotechino in vernacoli diversi.

(sì, ho scritto senza maiuscole. succedono delle cose strane con la lingua, i media e i contesti in cui questa vive.
la lingua è viva, dicono, e, pare, anche il paternalismo nei confronti degli italiani, sempre descritti un po’ e poco dediti alla cultura e alla lettura. a proposito, mi sarei aspettata anche una bella chiusa in cui si citano come esempio da seguire gli inglesi, grandi lettori dei gloriosi the sun e daily mail… infatti loro sì che scrivono bene la loro stessa lingua, già già…

Davide

30 settembre 2012

L’italianista Giovanardi si dimentica che il sardo è una lingua e non un dialetto. Una lingua come quella italiana, con radici ancora più lontane nel tempo.

Per quanto riguarda quale sardo insegnare nelle scuole, non si deve preoccupare: esiste uno standard di scrittura noto come LSC (Limba Sarda Comuna). Il sardo del campidano, del nuorese e del logudoro hanno tutti una stessa radice, sbaglia ancora una volta quando afferma che queste varietà locali sono distanti tra loro dal punto di vista strutturale.

E’ davvero imbarazzante il modo in cui un intellettuale come Giovanardi tenta di liquidare la questione in così poche righe, per di più cariche di errori.

clara farina

30 settembre 2012

azis bidu ite cheret narrere a brigare ancora fra nois? ateru che essere contra sa limba comuna! Si custos istudiosos nos negana finas su diritu de essere limba est propiu ca b’at chie non cheret chi nos aunemus in d’una limba ebbia, in s’ufitzialidade. Si aiamus apidu libros de iscola inue mustrare chi su sardu esistit e chi benit imparadu dae cabu de subra a cabu de suta. Si aiamus apidu su sardu in totue lis fiat bennidu difitzile meda a negare sa realidade.

Calicunu

30 settembre 2012

Quanta ignoranza e pregiudizio trasudano questi “interventi” in merito alla LINGUA sarda!

Davide Romolo Nurra

30 settembre 2012

Sono contrario al bilinguismo, preferisco il trilinguismo.
Perchè l’italiano dovrebbe avere una posizione privileggiata rispetto all’inglese? Dopo tutto l’italiano è una lingua artificiale costruita atavolino per ragioni di ordine nazionalistico e politico, imposta ai sardi dallla scuola fascista e dalla televisione (sic!).
Io appartengo alla prima generazione di sardi che fanno uso dell’italiano, ancora nel 1970 l’italiano veniva impiegato da una esigua minoranza mia nonna mi parlava solo in sardo (e non perchè non sapesse parlare in italiano).
La Sardegna fu Spagnola per 4 secoli, ma la Spagna non ebbe mai la stessa arroganza dello Stato Italiano (a cui lla Sardegna apppartiene da appena 150 anni) nell’imporre la sua lingua.
Potremmo come sardi chiedere a ragione che si insegni il castigliano invece che l’Italiano che viene parlato da 900 milioni di persone nel mondo e sarebbe sicuramente più utile per i nostri giovani che cercano lavoro.
Diciamo così lavoriamo per il plurilinguismo. mettiamoci anche l’Italiano perchè no ma non toccateci il diritto di studiare la nostra lingua, il Sardo.
Pur non essendo “arruttu de is iscalinus de s’universidadi” (caduto dagli scalini dell’università) io parlo correttamente sei lingue senza contare i dialetti del sardo (perchè un sardo standard esiste anche se a Roma questo viene volutamente ignorato).
Come sardi chiediamo più rispetto per la nostra lingua sicuramente la lingua italiana ne trarrà giovamento.

Andrea Laterza

30 settembre 2012

Gentile prof. Giovanardi,

La cattedra universitaria dovrebbe obbligare, e non esimere chi la occupa, alla conoscenza degli argomenti dei quali tratta, alla precisione e al rigore.
Per questa regione le contesto di seguito, con amarezza, numerose imprecisioni della quali dovrebbe render conto, relative alla mia lingua (il sardo) e non solo.

“La particolare storia linguistica italiana ha fatto di questo Paese un unicum in campo europeo.
Il Paese dei cento campanili e delle tante capitali è anche il Paese dove i dialetti hanno da sempre prosperato e, soprattutto in certe aree, ancora prosperano”.
Fa bene a precisare che il dialetto prospera solo in ‘certe aree’ del paese, perché in altre è avvenuta una voluta inversione linguistica, che ha imposto in modo culturalmente violento l’Italiano, non solo in ambito scolastico o per redarre documenti ufficiali.

“Dobbiamo però renderci conto che da 150 anni esiste uno Stato unitario con una sua lingua unitaria (seppure non ufficialmente riconosciuta nella Costituzione), ovvero l’italiano.”
La Repubblica riconosce e “tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”(Art.6 ) e applica tale tutela (tra esse vi è il Sardo) con L’art. 2 della legge 482/1999. Si tratta forse di un articolo della Costituzione da eliminare?
“Difendere e valorizzare il dialetto è giusto, imporlo come materia d’insegnamento scolastico è profondamente sbagliato. Si tratta di atteggiamenti di retroguardia, spesso mossi più da interessi politici che genuinamente culturali. In tempi di restrizione delle finanze pubbliche, mi sembra sacrosanto che il governo intervenga a tagliare le spese non dico inutili, ma quanto meno superflue.”
Quindi se capisco bene, Lei, un linguista, considera superflue le spese legate alla difesa della varietà linguistica nazionale in ambito scolastico. Avrebbe ragione se parlassimo di una diffusa e generica distribuzione di denaro a questo fine, peccato però, che la tutela di tutti i dialetti italiani non è in discussione, ed in ogni caso, non otterrebbe finanziamenti necessari da parte dello Stato.
La informo infatti, che si tratta di finanziamenti dell’Unione Europea, che se non a noi andranno ad altri paesi membri e che, in ogni caso, le minoranze linguistiche che sono oggetto di tutela sono definite dagli articoli di legge già citati.
“Per quanto riguarda la Sardegna in particolare, inoltre, quale sardo dovrebbe essere insegnato? Quello di Cagliari o quello della Gallura? Quello di Nuoro o quello di Sassari?”
Non credevo che si potessero dire in due righe tante inesattezze. Mi meraviglio che a scriverle sia Lei. Inesattezze per le quali sarei stato bocciato dal mio docente di linguistica: come fa a non sapere che il gallurese è una variante del Corso meridionale, che non appartenente alla Lingua Sarda e che al pari del Sassarese non viene codificato come tale? Per ciò che concerne ‘quello di Cagliari’ e ‘quello di Nuoro’, le due varianti sono codificate e prendono il nome di Campidanese e Logudorese.
Non esistono lingue che nascono regolarizzate, lei mi insegna.
La sua domanda è comunque superata da anni perché la Regione Autònoma de Sadigna utilizza la LSC. La invito ad informarsi in merito.
“come chiunque sa, non esiste il dialetto sardo, ma esistono diverse varietà anche piuttosto distanti tra loro da un punto di vista strutturale.”

Varianti di una stessa lingua, che chi l’ha studiata approfonditamente ( Docenti delle università sarde e italiane o straniere come il prof. Shigeaki Sugeta che lo insegna all’Università di Waseda) identifica come poco distanti tra loro per struttura.
La divisione in due blocchi distinti è nozionistica, imprecisa e superata.
Vorrei leggere un suo manuale di linguistica, perché quelli da me conosciuti fino ad ora parlano del Sardo come di una lingua, pari al Francese, allo Spagnolo, al Catalano o al Ladino. Per quanto tenue possa essere la differenza tra dialetto e lingua, i suoi colleghi l’hanno sempre considerata tale. Non che tale differenza le attribuisca una maggiore dignità o che modifichi le ragioni per cui l’indiscutibile maggioranza dei cittadini sardi ne chiedono l’insegnamento nelle scuole. Le ricordo poi, tutte le leggi comunitarie, nazionali e statutarie che identificano i sardi come la principale minoranza linguistica italiana e ne richiedono la tutela.
Le ricordo che il rispetto di tale minoranza, mai avvenuto per consapevole volontà delle istituzioni nazionali, è già stato oggetto di richiami formali da parte di autorità sovranazionali. Seguendo con coerenza il suo ragionamento, mi sorge spontaneo il dubbio su quale possa essere la Sua opinione in merito all’insegnamento del Ladino(che pure è vario) o della variante del tedesco parlata in Alto Adige. Sarebbe per la discriminazione anche di tali minoranze di lingua? O è una discriminazione che riserva solo alla Lingua Sarda?
“I politici locali farebbero bene pertanto a tener vive le tradizioni locali, le feste, le ricorrenze, che portano con sé l’uso parlato del sardo.”
Le feste di paese e le ricorrenze? E’ qui che si dovrebbe parlare il sardo? Secondo Lei il sardo vive in feste e ricorrenze? Perché in feste e ricorrenze è giusto e normale che si parli il sardo e al di fuori no, oppure le feste generano nei partecipanti un desiderio innato di parlare il sardo dopo cinquant’anni di inversione linguistica?
Ci sono altre interpretazioni della sua affermazione? Mi dica di sì La prego, o dovrò iniziare a sperare che Lei abbia un ghost writer…

“Ma lascino in pace la scuola, che già ha tanti problemi a formare giovani in grado di usare in modo corretto e adeguato la lingua italiana.”
I problema della scuola italiana non sono i dialetti, dato che nel dopoguerra, in poco più di vent’anni, la Repubblica portò il tasso di analfabetismo da livelli drammatici a poco sotto la media europea.
Questo mi lascia immaginare che Lei, pur facendo riferimenti ai problemi legati al bilinguismo, non abbia letto neanche uno dei numerosi studi secondo cui “I bambini esposti a due lingue, fin da piccoli sviluppano strategie di apprendimento più flessibili. E a un anno sono in grado di imparare in maniera più veloce ed elaborata rispetto ai bambini della stessa età che di lingue ne ascoltano solo una”, secondo il prof. Jacques Mehler (studio studio pubblicato su PNAS)ad esempio, migliorano anche “gestione e pianificazione di attività e coordinazione delle azioni”.
Lei parla del Sardo, ma lo fa dimostrando di non avere conoscenza dalla sua storia, di quella della Sardegna e delle ragioni di discriminazione subite. Discriminazioni che hanno obbligato il Popolo Sardo ad una inversione linguistica violenta dagli anni ’50 ad oggi. Sono stati imposti i nomi in italiano durante il fascismo, tradotti goffamente e a volte inventati nomi di paesi, località e città. E’ stato di fatto vietata la parlata sarda e si è costruita volutamente l’immagine del sardo come lingua ignorante. Ai genitori nel dopoguerra veniva detto: ‘no feddeis a is fillos bostros in sardu chi est limba de sa gentixedda’ (non parlate ai vostri figli in sardo che è la lingua dei cafoni). Il sardo si è convertito (e non per volontà del suo popolo) in una lingua da occultare, della quale avere vergogna.
La Sardegna era la terra dove si mandavano per punizione i funzionari dello Stato, era il carcere naturale per prigionieri politici e mafiosi; dovevamo occultare la nostra sardità per sembrare più italiani possibile. Molti l’hanno dimenticato, ma non noi e non gli strascichi vivi di una cultura tipica più vicina alla retorica colonialista che alla democrazia liberale.
Si è trattato di un processo innescato con l’inversione linguistica e che ha prodotto danni enormi nella cultura di un popolo, nella percezione che i sardi hanno di sé. Oggi il sardo si è trasformato in una lingua in via d’estinzione per un processo che non si può definire certo ‘naturale’. La invito ad informarsi e ad evitare paralleli con il resto dei dialetti e delle lingue minoritarie parlate nel territorio nazionale, perché il sardo ha subito un trattamento molto differente, molto più intollerante e violento. Lo dico per conoscenza e per esperienza.
In Sardegna al tempo della Scuola Siciliana o del Dante si parlava lo Spagnolo come lingua ufficiale, e solo dopo l’Italiano con la cessione del Regno di Sardegna ai Savoia. La Sardegna è estranea al dibattito linguistico italiano, al Rinascimento, come ad ogni altro tassello culturale che ha costruito l’Italia. Questo per la ‘costante resistenziale sarda’ che ha fatto vivere parallelamente ad ogni dominazione il sardo come lingua dei sardi e la cultura sarda come cultura indipendente, solo leggermente sfiorata da influenze esterne. Non riconoscere alla Sardegna tali specificità culturali (quando lo fa perfino la Costituzione) mi parrebbe un’avventura verso un cammino oscuro.
Con queste parole lei tocca un nervo scoperto, lo fa senza la giusta consapevolezza, senza conoscere bene il contesto e con superficialità e argomenti deboli ed imprecisioni che non le rendono onore. Se facciamo parte di questa stessa Italia è necessario il rispetto delle identità reciproche, specie quando non le capiamo o conosciamo.
I sardi stanno riprendendo coscienza e dignità; questo cammino passa inevitabilmente per il Sardo.
Siamo un popolo deciso, vogliamo il diritto di parlare e scrivere nella nostra lingua, e mi creda, lo avremo.

Torchitòriu

30 settembre 2012

Da quel che ha scritto si vede che lei ha una conoscenza stereotipata e superficiale delle lingue della Sardegna. La invito a informarsi meglio prima di dire cose così clamorosamente inesatte, così retrograde, così colonialiste.

sergio gabriele cossu

1 ottobre 2012

Burdu, eus a biri si est cummenti naras tui!

 

daniela soru

1 ottobre 2012

Signor Giovanardi il suo pezzo svela tutta la sua vergognosa ignoranza come linguista!!! Ma è chiaro che per un linguista italiano, la linguistica sarda è terra straniera, a lei così palesemente sconosciuta! RImanga pure nella sua ignoranza e lasciate che siano i sardi a decidere quale lingua insegnare nelle scuole sarde! La lingua della futura Repubrica de Sardigna! Adiosu e curit-si!

Antonio Forma

1 ottobre 2012

Condivido le affermazioni di chi mi ha preceduto e ribadisco ciò che Davide Romolo Nurra e Andrea Laterza in particolare sostengono. L’italiano in Sardegna si parla in realtà solo da circa duecento anni. Ad esempio, se uno fa una ricerca presso gli archivi di stato, nel Nuorese fino al 1700 i documenti ufficiali, civili ed ecclesiastici, venivano redatti in catalano oppure in lingua sarda logudorese, pur essendo l’isola sotto i Savoia da parecchi decenni. La dominazione Catalano Aragonese e poi quella Spagnola non hanno estirpato la lingua sarda dall’uso ufficiale, cosa che invece il governo sabaudo ha fatto due secoli fa’, ancor prima dell’unità d’Italia, imponendo l’uso del toscano letterario (ciò che oggi viene definito ITALIANO) al posto del sardo. La Sardegna non è la Cenerentola dell’Italia, la terra dei banditi e degli ignoranti che scimmiottano il latino con il loro “dialetto”, ma ha delle profonde tradizioni culturali, che arrivano dalla integrazione con la cultura iberica. Noi per ritrovare le nostre radici culturali non dobbiamo andare nel continente italiano ma in Spagna, a Barcellona in particolare. Il senso di fratellanza e di comunione culturale che possiamo ritrovare in Catalogna (provare per credere) è un qualcosa di sconosciuto nel continente italiano. Per ritrovare l’orgoglio per le mie radici culturali non vado in Italia, dove mi guardano con sospetto appena mi sentono parlare o addirittura mi denigrano, ma nella penisola iberica. La Sardegna è rimasta tagliata fuori dalle correnti del Rinascimento italiano? Benissimo, ma nella nostra isola non si viveva fuori dal mondo e nella più completa ignoranza, come la propaganda risorgimentale e romantica vuole fare credere. Verso il 1500 i pittori sardi dipingevano alla maniera di Albrecht Durer, il più famoso pittore del rinascimento tedesco, la cui opera era conosciuta tramite gli scambi culturali con la Spagna. Io per lavoro utilizzo la lingua italiana in modo corretto e appropriato, ma non per questo rinuncio a parlare il sardo nei contesti opportuni. Per me usare l’italiano è un po’ come usare l’inglese: è indispensabile parlare le lingue straniere per farsi capire nel resto del mondo. Se l’italiano è più comodo da usare rispetto al sardo in determinati contesti, in altre situazioni io preferisco leggere testi in inglese, specialmente se sono saggi tecnici, perchè l’inglese è certamente più adatto allo scopo essendo più sintetico. Perchè non chiediamo di abolire l’italiano nelle facoltà universitarie scientifiche in favore del più efficace inglese? La stragrande maggioranza delle pubblicazioni scientifiche è in inglese e ad esempio la stragrande maggioranza dei saggi che ho letto non sono stati mai tradotti in italiano! Perchè dovrei rinunciare alla lingua sarda in favore del toscano letterario? Imparare a parlare il sardo, l’italiano, lo spagnolo, l’inglese è una ricchezza. Tagliare le radici culturali rappresentate dalla lingua sarda e omologare tutto all’italiano è un impoverimento e una forma razzismo verso noi sardi.

 

Francesco Cheratzu

2 ottobre 2012

Nell’articolo del prof. Giovanardi, oltre alla profonda ignoranza sulle questioni linguistiche e storiche in particolare della Sardegna, ci sono forti pregiudizi culturali e inclinazioni autoritarie. Sono questi atteggiamenti – purtroppo largamente diffusi e per niente contrastati dall’apparato statale – che rendono l’Italia uno Stato non pienamente democratico e difficilmente classificabile come paese moderno di tradizione occidentale. Si può tranquillamente affermare che il professor Giovanardi rappresenta degnamente la classe dirigente dell’Italia: ben nota in Europa e altrettanto disistimata. Francesco Cossiga disse “i sardi sono italiani per scelta” (nostro grande errore storico, ndr), per il nostro bene penso che sia arrivata l’ora di farne un’altra di scelta. Cando si pesat su bentu, est pretzisu bentulare!

 

da http://www.tafter.it/2012/07/24/niente-piu-dialetto-sardo-insegnato-a-scuola-di-claudio-giovanardi/

 

sighimus a iscrìere…..

Carchi resposta (bene sestada) a su professorone de linguìstica italiana Claudio Giovanardiultima modifica: 2012-10-02T09:25:29+02:00da angelocanu76
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Carchi resposta (bene sestada) a su professorone de linguìstica italiana Claudio Giovanardi

  1. “I politici locali farebbero bene pertanto a tener vive le tradizioni locali, le feste, le ricorrenze, che portano con sé l’uso parlato del sardo.””????
    Abbiamo bisogno di ridare dignità alle persone, lurido figlio di padre ignoto!
    Tu sei uno di quelli che ce l’hanno tolta!
    Bastardo fautore della lotta di classe al contrario : quella della classe dominante che ha come unico scopo quello di limitare o contrastare lo sviluppo dell’individuo!
    Quella di chi tarpa le ali di chiunque possa in qualche misura intaccare il suo potere decisionale su che cosa convenga fare del capitale linguistico ,che ha la pretesa di controllare, al solo scopo di continuare ad accumulare capitale finanziario!
    Studia brutto zotico a gasolio, leggi quel che illustri intellettuali, parola a te ostica a quanto pare, scrivono intorno al fenomeno che tu stesso , classista e massone, stai contribuendo ad innescare!
    E , dulcis in fundo: Bae innoromala!

    • Si sa limba sarda esseret istada forte e bene amparada dae sos intelletuales e dae sos polìticos sardos, issolòrios gosi non aèrent merèssidu resposta peruna: ma semus in gherra e tocat a gherrare…

I commenti sono chiusi.