Corongiu alla riscossa – de Roberto Bolognesi

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Corongiu è tornato.

 Balla!

Giuseppe Corongiu è di nuovo in sella come direttore del servizio lingua della Regione. E si vede.

 Si vede dal numero delle iniziative subito messe in campo.

 E dalle reazioni dei nemici della lingua che da subito hanno ricominciato il lavoro di disturbo e di sfiancamento:  interrogazioni, polemiche, attacchi.

Insomma le solite cose che abbiamo visto in questi anni .

 Però come sempre, come da copione, le polemiche alla fine non pagano mai. Si spengono laddove nascono, per inerzia.

 In realtà, invece, la politica del Movimento Linguistico va avanti e guadagna terreno li proprio li dove sembrava più debole.

 Il ceto dirigente sardo, la classe giornalistico-editoriale egemone sta sdoganando l’idea di sardo che in questi anni noi abbiamo portato  avanti.

 E’ bastato vedere come si è trasformata in un successo mediatico la presentazione dei capolavori della letteratura mondiale tradotti in sardo.

 Una presenza televisiva e giornalistica importante che ha zittito disturbatori, nuovi e antichi avversari e i dubbiosi di sempre.

 Probabilmente, siamo alla vigilia di una svolta.

 In ogni caso tira un’aria nuova e si vede anche dal numero di visite a questo blog e a quello di Biolchini, dopo il suo forte pronunciamento.

Mai come adesso, questo animale strano di cui facciamo parte, il Movimento Linguistico, è vicino ad imporre, se non l’egemonia, almeno  la sua esistenza necessaria alla società culturale sarda, quella ancora ferma alla lezione di Grazia Deledda e Wagner.

 Basta poco, ma ci sono voluti anni di lavoro per arrivare a questo punto.

 Del resto il Movimento Linguistico è un animale strano: è ancora abbastanza antagonista e underground, ma ha anche una sua propaggine  istituzionale e  legittimata dalla politica regionale.

Come Corongiu appunto.

Ha un suo seguito popolare, ma anche segmenti economici di un certo rilievo nell’ambito delle piccole case editoriali e delle società, fondazioni e associazioni che gestiscono le risorse della politica linguistica.

 Politicamente si avvale di organismi ficcanti quali Su Comitadu de sa Limba Sarda e contatti trasversali in molti partiti. Sta riallacciando i nodi con un mondo sardista-indipendentista che negli anni scorsi si era sfilato dalla questione.

 E’ forse ora però di sferrare l’attacco finale.

 La società sarda è pronta a cogliere la centralità e la novità della questione linguistica.

Il declino dell’Italia, gli attacchi grossolani a lingua e autonomia, stanno rafforzando la (ri)presa di coscienza identitaria.

 Manca poco. Ma Corongiu, e gli altri leader del Movimento Linguistico, devono avere più coraggio, devono osare. Devono buttare il cuore oltre l’ostacolo.

 A mio parere le cose da fare sono queste:

 1)      Trovare una soluzione alla questione accademica: gli universitari sardi sono irrecuperabili.

2) Il Movimento Linguistico deve cercare delle alternative alla loro linea di conservazione culturale e deve avere una politica più decisa sui finanziamenti. Sono necessari almeno dieci milioni di euro all’anno per una politica linguistica almeno decente.

3)      Confermare la scelta di una lingua scritta unitaria, ma favorire un processo di meridionalizzazione più marcato e  il miglioramento della norma.

4)      Creare egemonia nella società sarda ribaltando i paradigmi della percezione della lingua nell’isola.

5)      Portare i disturbatori a una scelta: o rientrano nei binari di un normale confronto o rassegnarsi alla marginalizzazione.

6)      Se possibile non rompere con i portatori delle idee del mondo tradizionale e i vecchi leader del ML. Abbiamo bisogno anche di loro.

7)      Creare un legame politico più solido con la rinascita sardistico-neoindipendentista.

 Bisogna fare pressione e lobbying perché nel prossimo bilancio regionale la lingua abbia almeno dieci milioni di euro di finanziamento invece dell’attuale milioncino.  Bisogna organizzare una manifestazione a Cagliari sotto il Consiglio Regionale. Entro la fine dell’anno, prima che sia approvato il bilancio.

Bisogna creare un Istituto per la Lingua Sarda indipendente e finanziato dalla Regione che sopperisca all’incompetenza degli accademici sardi e alla loro adesione al nazionalismo italiano linguistico.  

Bisogna diventare più credibili per la politica regionale mainstream.

Bisogna continuare a occupare spazi mediatici e istituzionali.

 Bisogna cominciare a fare una politica linguistica “normale” non simbolica come finora è stata. Metà del lavoro è stato realizzato. La percezione popolare e sociale nei confronti della lingua è cambiata. E’ un successo, un successo di noi tutti e anche di Corongiu. Ma resta da fare l’altra metà del lavoro: fermare il declino della lingua parlata e rivitalizzarla. Per questo c’è bisogno di soldi, molti soldi.

 C’è molto da fare ancora. E non vorrei essere nei panni di Corongiu.


de Roberto Bolognesi

http://bolognesu.wordpress.com/2012/10/21/corongiu-alla-riscossa/

Corongiu alla riscossa – de Roberto Bolognesiultima modifica: 2012-10-21T11:50:00+02:00da angelocanu76
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4 pensieri su “Corongiu alla riscossa – de Roberto Bolognesi

  1. A sa fini intendu cosas condivisìbilis de parti de Bolognesu, fintzas a imoi emu lìgiu feti atacus contras a si meridionalistas e pagu àteru. Si depit arregordai Bolognesu ca de Aristanis a bàsciu seus medas tra maistus e sportellistas chi trabballant cun su sardu e po su sardu me is iscolas e in sa sotziedadi tzivili chena de imperai sa LSC (chi nisciunu connoscit) ma imperendi sa lingua chi donnia dì intendeus in famillia e me is arrugas. certu manixendi is arregulas de su SARDU chi funt condividias de totus. No teneus violinus po acumpangiai is atividadis promòvias de Coròngiu, ma nisciunus de sa regioni sviolinat a nosus chi de annus medas trabballaus po no fai morri sa lingua nostra. Est berus, serbit dinai po finantziai is initziativas a favori de sa linga sarda, ma deu mi timu chi su dinai at a essi sempri prus pagu (sa Lei 482 docet) e cussu pagu iat a tocai a biri aundi dd’acabbat. Deu tengu feti su sùlitu, no tengu violinus. In bonora a totus!
    Bissenti Panducciu, pòburu maistu de iscola.

  2. Bissenti, carchi cunsideru subra s’interventu:
    1) Bolognesi no est contra sos meridionalistas (est su primu a nàrrere chi sa LSC depet èssere emendada pro la “meridionalizare”);
    2) Bolognesi ischit bene chi sunt “medas tra maistus e sportellistas chi trabballant cun su sardu e po su sardu me is iscolas” dae Aristanis a bassu, ma sena nàrrere sos de cabuesusu e sos de cabuebassu faeddat de “Movimentu linguìsticu”: Bissenti bi ses fintzas tue!;
    3) No est beru chi sa LSC in cabuebassu no est connota: sa Provìntzia de Aristanis, sa de s’Ogiastra impitant sa LSC e Sa Bèrtula Antiga ebbia tenet prus de 40 comunas in “campidanu” e impitat sa LSC.
    4) No est beru chi sa Regione no “sviolinat” su traballu de operadores e maistros: fortzis non bi fias a l’intèndere in S’Alighera su Nadale de s’annu coladu, a sa presentada de su CROS in trìulas in Casteddu, in s’Alighera in austu. In Regione ischint bene chi su traballu de nois “pòberos operadores e maistros” est su chi est mandende in antis su sardu in sas biddas.
    Cun amistade manna,
    Anzelu Canu

  3. Condivido quanto pubblicato sia nei contenuti che nell’entusiasmo realista che li accompagna. Mi permetto solo di sintetizzare con la parola ‘unità’ ( o meglio ‘in paris’!) una parte del discorso affrontato: l’obiettivo è più importante di piccole bandiere identitarie.
    Per ciò che riguarda il tema manifestazione credo che dovremmo renderci conto che è necessario creare un rapporto con il popolo sardo, che la consapevolezza sul tema aumenti. Credo che prima di una manifestazione come quella che giustamente viene proposta, sarebbe utile realizzare delle proteste minori. Mi spiego con un esempio: ho sempre sperato di entrare all’aeroporto di Cagliari e trovare le indicazioni in Sardo, Italiano e Inglese. Non sarebbe male immaginare di attaccare in modo pacifico e senza danneggiare le strutture dei biglietti con la dicitura bilingue. Unita a tante altre dimostrazioni di piccola entità potrebbe aumentare la consapevolezza dei Sardi sul tema e gettare le basi per una partecipazione consistente ad una manifestazione in difesa dei nostri diritti linguistici.

  4. Semus galu faeddende de meridionalizatzione? Ma ite bolet nàrrere? A atzetare s’istandard bi cheret idea! Sos critèrios LSC sunt funfados in s’intermediatzione evolutiva e non cun unu critèriu geogràficu! Su de bìdere unu sardu Nord/Sud est frutu de sa colonizatzione catalana chi at imbentadu Cabu de Giosso e Cabu de Susu e duncas duas Sardignas e duas limbas. Cale si siat istandard, ‘meridionalizadu ‘ o nono, no at a èssere mai atzetadu si unu preferit sa variedade locale, ca custa o cudda o cussa at a èssere semper diferentes dae unu modellu ùnicu. Bi cheret idea e a si lèghere bene sa norma. Saludos

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