Dae Fortza Paris a Fortza Italia (e Fortza Monti)

silvestro ladu, senato, fortza paris, "Norme sull'acquisizione di conoscenze e competenze in materia di "Cittadinanza e Costituzione" e sull'insegnamento dell'inno di Mameli nelle scuole"


Interventu de Silvestro Ladu in su Senatu pro sa lege “Norme sull’acquisizione di conoscenze e competenze in materia di “Cittadinanza e Costituzione” e sull’insegnamento dell’inno di Mameli nelle scuole”


LADU (PdL). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghe e colleghi, ho riflettuto molto prima di intervenire in questo dibattito. Mi ha stimolato la passione che ho ascoltato in certi interventi e l’incomprensibile distanza di altri, quasi non si trattasse della nostra storia, di noi tutti.

Provo a sviluppare un ragionamento, partendo proprio dall’individuazione della data del 17 marzo, giorno in cui nel 1861 è stato proclamato il Regno d’Italia, come giornata dell’Unità d’Italia allo scopo di conservare e rinnovare la memoria collettiva del percorso di unificazione dello Stato italiano. Si tratta di una tappa fondamentale della nostra storia, ma anche di un punto di partenza che ha portato alla vera unità d’Italia allargandola ed alla nascita della Repubblica, alla scrittura della nostra Costituzione e, se vogliamo, con il contributo importante e determinante dei Padri della nostra Repubblica, alla nascita dell’Unione europea.

Sul ruolo dell’Unione europea e della nostra presenza al suo interno, considerato che siamo uno degli assi portanti, si è aperto un importante dibattito, che ritengo sia positivo e propositivo, se è finalizzato al miglioramento della convivenza comune, e che favorisca la crescita e lo sviluppo di tutte le sue componenti valorizzandone le potenzialità. Indietro però non si può tornare, anche perché insieme alla Francia e alla Germania siamo i veri Padri fondatori. La storia, insomma, non si può fermare.

Ciò non significa che non dobbiamo rivendicare con forza ogni giorno ciò che il nostro popolo si aspetta dall’Unione europea. Il risultato dipende da ciò che riusciremo a fare all’interno della nuova famiglia europea.

Voglio tornare al 17 marzo 1861. Ritengo sia il giorno più importante della nostra storia moderna ed è giusto che venga celebrato come massima espressione del Risorgimento italiano. Le nuove generazioni devono conoscere questa ricorrenza, così come devono conoscere il significato della bandiera tricolore e dell’inno nazionale di Mameli come momento di identificazione e unità nazionale.

L’Unità d’Italia ha avuto come collante molte componenti. Non è stata un’impresa facile. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, l’Italia era smembrata: il Nord era sotto il controllo dell’Austria; il Centro era diviso in piccoli Statarelli, compreso lo Stato Pontificio; il Sud era in mano ai Borboni con il Regno delle Due Sicilie; infine, vi era il Regno sardo-piemontese, che (bisogna sempre ricordarlo) è stato l’elemento unificante.

Il Regno sardo-piemontese aveva un certa stabilità e poteva contare su statisti come Cavour, che hanno avuto un ruolo veramente determinate.

Il Risorgimento italiano ha creato intorno un terreno fertile, anche se al suo interno aveva diverse anime che alla fine, forse, hanno prodotto l’unica unità possibile. Mazzini, da considerarsi, forse, il principale artefice, aspirava ad un’unità d’Italia indipendente e repubblicana, Cattaneo ad un’unità d’Italia federale; Gioberti pensava invece a una confederazione di Stati sotto l’egida papale. C’è poi Giuseppe Garibaldi, idealista e combattente.

Voglio ricordare anche un sardo bittese, Giorgio Asproni, deputato per diverse legislature sempre all’opposizione della monarchia e finora, stranamente, poco conosciuto: era l’ideologo di un’Italia libera e repubblicana, libera anche dalla monarchia sabauda e dallo Stato pontificio. Dal punto di vista ideologico Asproni era forse il più vicino a Mazzini. In questo clima nascono le sommosse, le rivoluzioni, e tutto il territorio nazionale ne fu condizionato.

Cavour, più che i Savoia, riuscì a sottoscrivere accordi strategici in Europa, soprattutto con la Francia, in contrapposizione all’Austria, che era il vero ostacolo nel Nord-Italia.

Un ruolo veramente unificante per l’Italia lo ha avuto Giuseppe Garibaldi, che inizialmente si muoveva su posizioni mazziniane. Ma più che uno stratega politico fu uno stratega militare. Su input di Mazzini, e forse del re, con un esercito di 1.000 volontari sbarcò in Sicilia alla conquista del Regno delle Due Sicilie borboniche. Con la conquista e l’annessione del Sud d’Italia si completò l’unificazione, ed egli poté consegnare al re Vittorio Emanuele II, nell’incontro che ebbe luogo a Teano, le Due Sicilie.

L’Italia a questo punto era fatta, ma la delusione dei repubblicani fu grande, come grande fu il risentimento nei confronti di Garibaldi, che consegnò il resto dell’Italia nelle mani della monarchia.

C’è un passaggio successivo che merita di essere ricordato. È l’ingresso dell’esercito del Regno d’Italia a Porta Pia. Siamo nel 1870. In quel periodo la capitale del Regno era Firenze, considerata più baricentrica dopo l’unificazione. Questo momento rappresenta la fine del potere temporale della Chiesa. La gioia dei repubblicani autentici dopo questo evento fu grande, perché il potere temporale della Chiesa era considerato una delle principali cause della mancata rivoluzione repubblicana.

Sono d’accordo nel celebrare il 17 marzo come giornata dell’Unità d’Italia. Ma che sia un’unità vera e non di facciata. Troppe differenze dividono questo Paese.

L’impressione è che il divario tra il Nord e il Sud invece di restringersi si stia allargando. Questo non fa bene all’unità del Paese che vogliamo celebrare.

La Sardegna, alle prese con la sua insularità, insegue da anni la sua continuità territoriale che non decolla, il che che sta strozzando la sua economia giorno per giorno. Ci vuole più solidarietà a livello nazionale ed europeo. Noi tutti, e questo Parlamento in primis, abbiamo una grande responsabilità. Non stiamo facendo nulla per rimuovere questi egoismi. Bisogna creare le precondizioni e le condizioni per garantire una vera competitività territoriale, che non ci sarà e non potrà esserci se il livello infrastrutturale rimane assolutamente inadeguato. Se si andrà nella direzione giusta, crescerà il Sud e starà meglio anche il Nord. Solo allora potremo dire di essere coerenti con le cose che diciamo e che scriviamo.

In merito a questa ricorrenza, ho visto molto scetticismo da parte dei leghisti, che io apprezzo per l’impegno e la serietà. Devo dire che questo però non l’ho capito, anche perché, così facendo, si sottovaluta il contributo che hanno dato i meridionali per l’unità d’Italia e, successivamente, durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, con le tante vite di giovani immolate per la libertà di tutti. (Applausi dei senatori Scarpa Bonazza Buora e Ramponi). Questa è la storia dell’unità d’Italia. Queste guerre sono la nostra, ma anche la vostra storia, amici leghisti. Di questo non dovete dimenticarvi.

Un giorno vorrei accompagnare qualche delegazione leghista per visitare i Comuni della Sardegna, soprattutto i cimiteri, dove le lapidi dei caduti in guerra mostrano quale sia stato il tributo di molti per la pace – la pace di tutti – combattendo nei vostri territori. Queste pagine di storia hanno onorato l’Italia e hanno consegnato alle nuove generazioni un Paese più libero e democratico. Confido nel senso di responsabilità di questa importante forza politica e mi aspetto atteggiamenti più rispettosi del nostro passato. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

 

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=683235

Dae Fortza Paris a Fortza Italia (e Fortza Monti)ultima modifica: 2012-11-10T20:31:00+01:00da angelocanu76
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