I nuovi percorsi dell’Archivio di Stato partono dalla limba

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NUORO. L’Archivio di Stato di Nuoro inaugura il suo nuovo sportello linguistico. E lo fa celebrando la donna e la lingua sarda, e annunciando un anno ricco di novità. È stata la stessa direttrice Angela Orani, nei giorni scorsi, in occasione della presentazione dell’evento “Féminas in Coro. Le figure femminili in Cuore di Edmondo De Amicis”, a spiegare le potenzialità del connubio tra Archivio e lingua sarda. «È nostra intenzione – ha confermato – sviluppare nuovi percorsi di collaborazione con le operatrici dello sportello, magari attingendo dalle numerose storie, grandi e piccole, custodite in questo posto». La direttrice dell’Archivio di Stato ha ricordato che il nuovo servizio, attivo da una settimana, è stato reso possibile da un finanziamento del Ministero in base alla legge 482/99, che tutela le minoranze linguistiche, ed è unico in Sardegna. E la sfida lanciata dalla dottoressa Orani, alle operatrici linguistiche Mariantonietta Piga e Gianfranca Selis, sembra davvero entusiasmante. «Basti pensare – ha confermato Orani – al solo Seicento: per buona parte di questo periodo storico, infatti, si è scritto in sardo. C’è un patrimonio di documenti ufficiali, per lo più atti notarili e processuali, scritti in lingua sarda». Anche Mariantonietta Piga, autrice della traduzione in sardo del classico Cuore di De Amicis, si è soffermata sul ruolo che uno sportello linguistico può giocare in un ente pubblico, quale è l’Archivo di Stato. «Si tratta di un’opportunità anche per noi “addetti ai lavori”, che insistiamo molto sull’importanza dell’uso del sardo nella pubblica amministrazione, e non più solo come lingua dell’oralità, da relegare all’ambito strettamente familiare». A maggior ragione in uno scrigno come l’Archivio di Stato, dove il sardo di tantissimi documenti custoditi ha già il carattere dell’ufficialità. Ma non mancherà la possibilità di coinvolgere i bambini, attraverso laboratori appositi, e altre iniziative saranno proposte, di volta in volta, alla cittadinanza, come già accaduto, in diverse occasioni, in passato. Piga ha offerto alcuni spunti di riflessione sul famoso libro Cuore: le figure femminili, marginali e decisamente tristi, il loro ruolo di educatrici in una scuola che, in quel periodo storico, aveva il solo obiettivo di “costruire gli italiani”, e legata a quest’ultimo aspetto la questione della lingua, centrale nel periodo post-unitario e, con le dovute differenze, simile al percorso di unificazione di uno standard scritto per la Sardegna. E, curiosamente, l’esito della traduzione in sardo sembra asciugare il Cuore di De Amicis da quel surplus di melassa che, ad alcuni, non è mai andato a genio».

 Da La Nuova Sardegna del 22/03/2013

di Sebastiano Deledda

Lìtera de s’On. Sergio Milia a su Ministru Profumo e a sos parlamentares sardos

 

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Lìtera aberta de s’assessore regionale Sergio Milia chi pertocat sa chistione de sas atividades linguìsticas de su Ministeru de sa Pùblica Istrutzione sende chi b’at boghes chi b’apat avolotu a pustis de s’aprovatzione de sa norma de sa revisione de sos gastos. S’assessore pedit a su Ministru, e a sos parlamentares sardos, de pònnere aficu a sa chistione e de chircare de cumprèndere ite est acuntessende pro paritzas fainas aviadas a favore de su sardu e de sas cales como si isetant novas.

 

pro lèghere sa lìtera: Lìtera de Mìlia.pdf

Intervento in aula di Silvestro Ladu in data 30/07/2012 sulla spending review

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Signor Presidente, Onorevoli Colleghe e Colleghi, Signori del Governo

 

Circa otto mesi fa, quando è nato questo Governo, molti italiani hanno festeggiato pensando che le cose potessero cambiare, in meglio naturalmente.

Oggi possiamo dire che, nonostante i sacrifici cui sono sottoposti gli italiani, risultati non se ne vedono.

Il carico fiscale è aumentato, siamo al 55%, uno dei più alti del mondo, è aumentato l’indebitamento dello Stato e la disoccupazione (soprattutto quella giovanile), lo spread giorni fa ha superato quota 500 punti base, non c’è un solo settore economico che abbia registrato una certa positività.

Il provvedimento in discussione oggi (spending review) è l’ennesima misura di sacrifici che sta adottando il Governo dopo che ha prodotto altri interventi pesanti in questi otto mesi di vita, quali quelli riguardo pensioni, lavoro, liberalizzazioni, dismissioni, conti pubblici, fisco ecc.

Ma visti i precedenti risultati servirà a qualcosa?

Serve far soffrire i cittadini se i risultati sono questi?

Io, come molti cittadini, il problema me lo sto ponendo e i dubbi di giorno in giorno aumentano.

Continuare a tartassare i cittadini aumentando le tasse e riducendo gli stipendi, senza incrementare l’occupazione, non serve, anzi credo peggiori la situazione.

Gli artifizi contabili non servono, serve invece rilanciare l’economia partendo dai settori più rappresentativi e caratterizzati dalla piccola e media impresa che oggi invece sono in affanno come non mai.

Finora abbiamo visto tagli lineari, in certi casi c’è un vero e proprio accanimento, come quello della politica sulla casa, sia che si tratti della prima, della seconda o della terza.

La gente ha investito in certi casi i risparmi di una vita (si diceva per non pagare almeno il sonno), oggi molti stanno riflettendo su quel tipo di investimento, c’è molta incertezza e disorientamento, senza considerare che il mercato immobiliare dopo questi provvedimenti è a pezzi.

La casa paradossalmente è diventata un peso.

La gente vuole vedere invece misure di sviluppo ma, al momento, manca una vera e propria strategia nei settori portanti dell’economia: industria, infrastrutture, agricoltura ecc.

In questo momento anche chi ha a disposizione qualche risorsa ha paura di spendere, di investire oppure preferisce andare all’estero per farlo.

Questo sistema porterà ad un impoverimento generale del Paese e ad una pericolosa recessione, come di fatto sta avvenendo.

Bisogna porre rimedio subito, bisogna invertire la rotta.

Bisogna recuperare risorse per ridurre l’indebitamento dello Stato avviando una seria dismissione del patrimonio pubblico, di quello che non serve ed è abbandonato e improduttivo e che al momento sta causando solo spese.

I tentativi del Governo sono tardivi e finora son sembrati timidi e soprattutto con poca convinzione.

Così come il processo di liberalizzazioni non ha minimamente intaccato i capitoli più importanti, quali ENI (dove ancora c’è troppa partecipazione statale, quando invece bisognerebbe solo conservare i settori più strategici per il Paese) ed Enel (che praticamente sta operando in regime di monopolio), non possono essere rinviati all’infinito.

L’ultima misura sui farmaci ridurrà l’occupazione non nel settore pubblico ma in quello privato, limiterà l’autonomia professionale dei medici e assesta un colpo mortale alla ricerca e alle sperimentazioni.

Spero ci sia un ripensamento da parte del Governo.

 

Questo provvedimento riguarda in larga parte anche la Sardegna, senza che questo abbia minimamente entusiasmato i sardi.

Mi soffermerò soltanto su due misure che ritengo siano particolarmente significative e che riguardano:

A. La privatizzazione della Tirrenia (e di conseguenza la continuità territoriale);

B. L’interpretazione data dal Governo per il riconoscimento delle lingue minoritarie.

 

Sulla privatizzazione della Tirrenia, art. 4 comma 19, mi pare che ci sia una certa fretta per chiudere questo capitolo a favore della CIN, non c’è altrettanta fretta e soprattutto volontà politica per risolvere il problema della continuità territoriale che oggi è drammaticamente attuale.

Perché si vogliono approvare “ope legis” le convenzioni che in questo modo produrranno effetto immediato, e che riguardano la privatizzazione di Tirrenia, nonché i connessi oneri di servizio pubblico conseguenti alla non remunerabilità dei servizi espletati, nonostante la Commissione Europea in merito abbia ancora molte cose da dire?

Le sovvenzioni che son state elargite finora per la gestione del servizio pubblico, che avrebbero dovuto garantire la continuità territoriale (sulle quali non è stata fatta ancora chiarezza da parte della Commissione Europea) e che sono state ancora confermate (72 milioni annui), non hanno minimamente risolto il problema e soprattutto non si sa dove e come sono state spese.

Sarebbe stato più giusto fare una ripartizione per rotte, come è stato ripetutamente chiesto dalla Sardegna.

Il Governo finora fa finta di non sapere che oggi i costi dei trasporti sono inaccessibili da e per la Sardegna, con risultati catastrofici per quanto riguarda lo sviluppo turistico e l’economia sarda in generale.

A titolo meramente di esempio riporto alcune tariffe scaricate dai siti internet ed applicate oggi per il trasporto marittimo andata e ritorno di un’auto tipo berlina con una cabina con quattro persone non residenti (per i residenti sono previsti qualche centinaio di euro in meno):

Civitavecchia – Olbia, costo: 763,20 €

Civitavecchia – Cagliari, costo: 778,08 €

Genova – Olbia, costo: 1051,70 €

Genova – Porto Torres, costo: 1173,20 €.

Con queste tariffe si potrebbe andare anche in America.

Ma dov’è allora la continuità territoriale?

In realtà non c’è ed è un’autentica presa in giro aggravata da un dispendio enorme di risorse.

Temo che si stia passando da un monopolio pubblico ad uno privato senza alcun beneficio per chi dovrà usufruire di questo servizio.

Considerata l’assenza totale del Governo, giorni fa ho mandato una lettera all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, cioè all’Antitrust, per verificare la liceità dei prezzi dei trasporti marittimi applicati dalle varie compagnie di navigazione, in particolare della Tirrenia S.p.a.

 

Per quanto riguarda le minoranze linguistiche, l’art. 14 comma 16 contiene una vera e propria discriminazione nei confronti della lingua sarda in quanto si vogliono stravolgere i contenuti della legge 482/1999 che riconosce il sardo a tutti gli effetti come lingua che si vorrebbe far retrocedere a dialetto.

Le minoranze linguistiche, non solo quelle di lingua madre straniera, sono tutelate dalla Costituzione e dalla Carta Europea delle Lingue Minoritarie Regionali in corso di ratifica.

Questa interpretazione del Governo avrà gravi ripercussioni sulle autonomie scolastiche regionali in termini di minori servizi ai cittadini e di cancellazione di posti di lavoro.

Signor Presidente, questa non è revisione della spesa pubblica, questi sono obbrobri, di fatto e di diritto.

Il Governo vari norme di buon senso e non faccia tagli a caso senza considerare i principi basilari contenuti nella Costituzione, nelle norme e negli statuti.

La Regione Sardegna, già tanto provata economicamente e socialmente dalle problematiche della continuità territoriale, non deve subire ulteriori tagli anche in altri campi, come questo relativo alla scuola e ai suoi dirigenti scolastici.

Grazie.