Lingue di minoranza, la lezione degli altri Paesi

Alessandro Mongili

Alessandro Mongili

 

Contrariamente a quanto si è detto, le misure prese nei Paesi civili sulle lingue di minoranza hanno dato i risultati sperati. Non si è trattato, come scrive Giulio Angioni, di “feste poetiche, premi letterari, raduni folkloristici, convegni di studio specialistici e no, toponomastica in parlate locali, insegnamento scolastico”. No. Le università catalane sono in larga misura catalanofone, la BBC Alba, che trasmette in gaelico scozzese, parlato da meno del 5% degli scozzesi, è un successo, raccontato recentemente sul “Guardian”, in Irlanda le scuole gaeliche hanno la fila davanti perché offrono un insegnamento migliore, in Bretagna le sezioni che usano il bretone come lingua veicolare per tutte le materie sono obbligatorie in tutti i Licei, anche dove il bretone si è estinto, e per non parlare dell’Occitania (non della “Provenza” come dice Angioni). I cittadini di aree multilingui si sono arricchiti con la conoscenza della propria, e in alcune lingue di minoranza sono state elaborate opere importanti. Soprattutto, ed è impagabile, milioni di cittadini hanno scoperto nella loro diversità linguistica una ragione non di vergogna, ma di autostima. Queste lingue si difendono per tutelare il patrimonio storico, per arricchire la strumentazione culturale delle comunità, per dare un futuro a lingue elaborate collettivamente in centinaia di anni e, naturalmente, sotto la spinta politica di movimenti che difendono gli interessi delle minoranze di fronte all’agire, quello sì, violento e omologante delle costruzioni nazionali, artificiali e centraliste. Il che è legittimo e, secondo me, nobile. In Sardegna si è fatto poco, anche grazie alle visioni paleo-evoluzioniste e paleo-modernizzatrici di troppi intellettuali sardi. Bene, nessuno si aspetta che chiedano scusa. Tuttavia la ricerca socio-linguistica del 2007 smentisce l’argomentazione principale di Angioni, e cioè che i sardi “non vogliano” difendere il sardo. Al contrario, essi dicono di volerlo, in percentuali elevatissime e che non lasciano spazio ad alcun dubbio. Questi dati non sono stati smentiti da altre ricerche, e traducono un fenomeno evidente: non esistono solo i burocrati della lingua, ma esistono reti di attivisti, percorsi personali, esperienze culturali e professionali, e anche conflitti che danno densità e consistenza a questa nuova coscienza. Di cui esistono tante tracce, a ben vedere. Basta non classificarle come scarti rispetto alle magnifiche sorti e progressive del monolinguismo. Il problema appare piuttosto la disparità di status fra le lingue, che provoca la mancanza di opportunità parlarlo anche se lo si conosce, la vergogna, esperienze scolastiche negative, l’interiorizzazione del legame fra le lingue minoritarie sarde e un giudizio sociale sprezzante sui loro parlanti. Quello della Giunta Soru è stato il primo tentativo dipolitica linguistica in Sardegna, e tardivo. Esso ha generato una moltitudine di esperienze, e anche una serie di problemi. Noi dobbiamo analizzarne le problematicità ma anche andare avanti, e non affossare tutto al primo ostacolo. Perché una lingua circoli in una società come la nostra, la scrittura e la sua standardizzazione rappresentano un passaggio inevitabile. Ma si tratta di un processo vero e proprio e non è pensabile che non vi siano problemi, e che la gente rimanga calma. È auspicabile che la politica riacquisti un ruolo di equilibrio e di guida. Essa è chiamata a sviluppare politiche di parità per le lingue minorizzate, e a riconoscere che l’italiano è favorito a tutti i livelli. Su di esso sono investite somme non paragonabili a quelle spese per le lingue dei Sardi, ma anche per l’inglese.

 

di ALESSANDRO MONGILI

LA NUOVA SARDEGNA
SABATO, 14 DICEMBRE 2013

http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2013/12/14/NU_17_01.html?ref=search

Tàtari – Presentada de “Il sardo. Una Lingua normale”

cumbidutatari

Custa chenàbura, su 13 de nadale de su 2013, a sas 17.30, in sa Sala Cunferèntzias de s’Assessoradu de sas Culturas de sa Comuna de Tàtari, Maria Dolores Lai, Vincenzo Migaleddu, Felice Testa e Alessandro Mongili, paris cun s’autore Pepe Coròngiu, ant a presentare “Il sardo. Una lingua normale”