Da Fernando a Marco Espa

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Don Chisciotte in Gallura

Le reazioni dell’On. Espa sono arrivate la sera in cui ho saputo della morte di ZF Pintore.

Adesso Fernando ha pensato bene di rispondergli.

I commenti di Espa sono qui sotto:

“Guardi professore lei continua senza argomenti a dire che l’ho sparata grossa sulla LSC e che non mi sono informato. E’ Lei che sta sparando senza motivo, grossa e grossissima, un attacco personale furibondo senza motivo apparente. Capisco l’attacco politico ma quello personale no. Poi…LSC guarda caso voluta da noi centrosinistra nella scorsa legislatura. la prego, non continui a inventare cose nemiche dove non ce ne sono. Non si può costringere, a nostro parere, i comuni a decidere in 5 giorni su quale norma linguistica deve essere adottata. PS: E le assicuro che in confronto gli operai, li dove la porto a passeggiare io (capisco che non ha capito ma non fa nulla) , sono dei “privilegiati” senza limite.”

“Professore sempre lo scalzacane che le parla. adesso starei anche delirando, complimenti per l’offesa non a me ma alle persone che soffrono di questa patologia, nonostante cerchino di fare una vita normale – lei forse non si immagina che è una cosa molto molto seria – , sinceramente non capisco la sua animosità personale …. calma calma, non sono un dotto come Lei. Proprio di dubbio gusto i suoi attacchi non politici ma personali che lei fa a persone, ripeto, che non conosce. Le capirei se lei fosse un funzionario dei partiti del centrodestra che vuole difendere la sua giunta di centrodestra ma non mi sembra questo il caso. Ho messo per iscritto che la LSC è cosa buona VOLUTA DA NOI, durante la nostra giunta di centrosinistra nella scorsa legislatura. ma Lei continua a dire cose incredibili (si è consultato? chi le ha detto che tutto si blocca? non so se lei è un esperto di diritto amministrativo ma le cose che dice sono amministrativamente inesistenti, abbiamo chiesto il blocco di una semplice procedura di premialità che non cambia di una virgola tutto il lavoro fatto fino ad oggi, sa, il mio mestiere non è quello di consigliere regionale ma sono un funzionario della Corte dei Conti che controlla gli atti amministrativi della Regione, con una esperienza 25ennale). la nostra interrogazione ha fatto notare che non è conveniente scrivere ai comuni chiedendogli di decidere in 5 giorni. Comunque le ripeto, la sua incredibile animosità (forse tra voi dotti della lingua sarda usate questo stile), non le fa onore. preferisco essere uno scalzacane che insultare le persone che non conosco. I deboli aggrediscono, me lo lasci dire. E cercano nemici dove non ci sono.”

Io mi limito a chiedergli dove siano gli attacchi personali.

Personalmente Espa mi ispira simpatia perché ha lo stesso cognome di un mio compagno di scuola del Minerario di Iglesias, che mi pare fosse di Bacu Abis, e si assomigliano pure. Se siete parenti, me lo saluti e gli dica pure che sono rimasto il rompiballe che ero già allora.

Da Fernando:

@ Marco Espa
il ragionamento sembrerebbe non fare una grinza. l’On Espa sostiene che la LSC è cosa buona e voluta dalla sua parte politica. Ciò vuol dire che personalmente e la sua parte politica s’impegnano per il suo utilizzo e anche miglioramento mediante la sperimentazione. Sperimentazione che vuol dire, dato che la LSC riguarda il sardo scritto e non parlato, che la cosa migliore da fare è scrivere nella LSC. Ovviamente una buona pratica di politica linguistica dovrebbe tendere a creare le migliori condizioni perchè ( nei comuni e non solo ) si scriva con la LSC.
Non un obbligo perchè a nessuno viene chiesto e non si dovrebbe chiedere di scrivere in LSC per obbligo ma operare per incentivare questa buona pratica. Utilizzare la LSC vuol dire che progressivamente l’uso della lingua scritta dovrebbe progressivamente divenire lo standard in tutti i Comuni della Sardegna che hanno dichiarato che la loro lingua è la sarda. Analogo processo, quando si avrà il loro standard stabile, dovrebbe essere attuato nei comuni dove la lingua è alloglotta. In tutti i luoghi, minoranze linguistiche o nazionali, ove si è operato per la rinascita delle loro lingue e un uso ufficiale e paritetico con le lingue ufficiali dello stato di appartenenza, per l’uso nel pubblico, nelle scuole e nei media, si è raggiunto il successo prima con la standardizzazione della lingua e poi con una politica d’incentivazione ad utilizzarla. E’ ovvio che incentivare non significa erogare solo incentivi economici ma è necessaria una profonda politica culturale, identitaria, psicologica e con tante altre sfaccettature che opera per convincere o meglio far prendere coscienza della propria lingua e della necessità di parlarla e di scriverla per recuperare i tanti danni che le politiche contrarie di assimilazione hanno creato ad adulti, ragazi e bambini. Ma l’incentivo economico è fondamentale. E’ necessaria una politica di premialità che va progettata e attuata in maniera diversa per ciascuna lingua e popolo che è interessato pechè le condizioni a volte sono molto diverse.
Ora passi per i 5 giorni, ma ho l’impressione che all’origine dell’interrogazione ci fosse invece proprio un’opposizione alla pemialità per l’utilizzo nei Comuni dela LSC. E ciò a mio avviso è profondamente sbagliato e rischia di negare alla radice l’affermazione di essere d’accordo con l’uso dela LSC perchè dimostrerebbe una non comprensione della questione. Siccome si tratta di pochi spiccioli, come pochi spiccioli sono gli stanziamenti che la Regione sarda o meglio il Consiglio regionale dedica alla lingua sarda. Se si dividese la cifra per tutti i Comuni si vedrebbe cla òla premialità è proprio più un incentivo morale e psicologico che altro. Opporsi vuol dire contestare la linea che prevede la LSC o almeno ciò che sarà dopo la sperimentazione, cioè dopo che chi scrive scriverà dandogli con la pratica una nuova e cetamente sorprendente nuova vita di lingua scitta viva. Diversa invece è la volontà dei “suggeritori” della interrogazione che è noto sono contrari alla LSC come sono contrari alla standardizzazione della lingua sarda ma favorevoli a ben due standardizzazioni cioè a dividere la lingua sarda in due e in definitova ad affermare che esistono due lingue sarda e quindi due diverse comunità o minoranze linguistiche o nazionalità iin Sardegna. E chiaro che sono dei conservatori e reazionari che reagiscono appunto ad un progresso della lingua sarda a favore guarda caso di un unico standard che a loro va benissimo..la lingua italiana.
Con questo contrariamente a quanto credono sunano la campana a morto anche a tutti i dialetti sardi che invece credono di difendere compreso il sardo meridionale perchè senza lingua scritta comune a tutti i sardi, cioè la LSC anche i dialetti moriranno in breve impedendo qundi a chi voglia scrivere poesie, racconti e qualsiasi altra cosa nel proprio dialetto e anche insegnarlo ai propri figli, perchè sarà l’italiano gia invasivo ed egemone a prendere il posto dei dialetti e della LSC così contrastata e debilitata dall’interno senza i giusti incentivi.
Insomma non sono così criticabili gli estensori dell’interogazione, ma sono condannabili i suggeritori, in primis Oreste Pili che già ha fatto tanti danni, che continuano sempre per fortuna con meno virulenza ed efficacia, ma facendo ancora dannni quando carpiscono la buna fede di altri, a lottare contro la lingua sarda e la sua normalizzazione, standardizzazione e sempre maggiore uso pubblico scritto.

 

http://bolognesu.wordpress.com/2012/09/29/da-fernando-a-marco-espa/

Il delirio anti-LSC dei tre moschettieri

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Per bloccare un incentivo che corrisponde al 20% del totale, i tre consiglieri regionali Espa, Bruno e Cuccu sono disposti a far saltare tutto il finanziamento regionale agli sportelli linguistici.

Per bloccare il premio ai comuni che adottano la LSC, si bloccano tutti i finanziamenti.

Questa non è una battaglia per difendere l’autonomia degli enti locali.

Questi semplicemente avrebbero continuato a ricevere i contributi regionali, indipendentemente dalla grafia usata per scrivere il sardo.

Questo sabotaggio è mirato CONTRO la LSC e per raggiungere il loro obiettivo i nostri eroi sono disposti a perdere ‘LATI E CARDAXU”.

Se passasse la linea richiesta dai tre consiglieri, cioè il blocco di procedure amministrative già asseverate in sede di approvazione del Piano Triennale, la conseguenza sarebbe il fermo totale delle integrazioni ai comuni e province per ripianare i tagli statali.

Circa un centinaio di operatori di sportello lingua sarda perderebbero il posto.

Una follia.

Bisognerebbe riscrivere il Piano Triennale, rimandarlo in Commissione e in tutti gli organismi che danno obbligatoriamente il parere. Entro l’anno invece i soldi devono essere spesi altrimenti vanno in economia, ovvero si perdono e verrano destinate ad altre attività non alla lingua.

Lo scorso anno il Movimento Linguistico aveva vinto una grande battaglia portando a casa un milione di euro per sopperire ai tagli del ministero sulla legge 482/99. Ci avevano lavorato tutti i blog di area, i ragazzi della provincia di Nuoro, quelli dell’Istituto Bellieni, quelli de Sa Bertula Antiga in compagnia de Su Comitadu de sa Limba Sarda e con il sostegno degli uffici regionali.

Ovviamente, quando si è trattato di presidiare il Consiglio Regionale, o trattare a muso duro con l’Assessore, Oreste Pili, Perdu Perra, Ivo Murgia, Amos Cardia, Giampaolo Pisu, Stefano Cherchi non erano rintracciabili.

Però su dinai candu arribbat gei ddis praxit….

E la Regione l’ha distribuito a tutti, anche a loro.

Pero issus faint sempri custa gherra contra a su movimentu linguisticu….unu machiori

Quanto ai consiglieri, che hanno il dono dell’ubiquità e riescono a essere dentro e fuori delle commissioni, ad approvare il Piano Triennale, per poi contestarlo, consiglio loro caldamente di farsi visitare da qualcuno che se ne intende di questi fenomeni.

 

de Roberto Bolognesi

http://bolognesu.wordpress.com/2012/09/22/il-delirio-anti-lsc-dei-tre-moschettieri/

E l’On. Calvisi, per fare dispetto alla moglie….bloccò la ratifica della Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie

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Leggetevi, se ce la fate, il seguente intervento dell’On. Calvisi (PD) in commissione bilancio della Camera:

Giulio CALVISI (PD), relatore, fa presente che il disegno di legge autorizza la ratifica e l’esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 e che il provvedimento non è corredato di relazione tecnica. Con riferimento agli articoli 3 e 4 del disegno di legge di ratifica, volti a disciplinare l’ambito di applicazione e programmazione radiotelevisiva, fa presente che andrebbe chiarito se, in corrispondenza dell’ampliamento del contenuto del contratto di servizio, possa determinarsi un incremento dell’onere di servizio a carico dello Stato, tenuto conto anche dell’inserimento di ulteriori due lingue [Rom e Sinti, red.] a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell’esame in Commissione. Con riferimento alle disposizioni della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, recanti misure a favore dell’uso delle lingue regionali o minoritarie nella vita pubblica, evidenzia che le disposizioni contenute nella Carta, applicabili alle lingue regionali e/o minoritarie secondo le specifiche contenute nell’Allegato, assicurando determinate forme di tutela alle lingue suddette, implicano una serie di adempimenti ed incombenze a carico di determinate amministrazioni pubbliche, specialmente laddove vengano previste attività di traduzione ed interpretariato. Pertanto, nonostante quanto affermato dalla relazione illustrativa circa la riconducibilità della nuova disciplina alle misure già previste dalla vigente normativa, in assenza di una relazione tecnica occorrerebbe acquisire dati ed elementi volti a suffragare la predetta ipotesi di neutralità finanziaria. Fa presente, in particolare, che tali elementi appaiono necessari al fine di escludere che a fronte delle modifiche introdotte dalla Commissione di merito nel corso dell’esame in sede referente – che ha determinato l’inserimento di ulteriori due lingue minoritarie – si determinino aggravi di spesa per le amministrazioni interessate all’applicazione delle disposizioni di cui all’Allegato al provvedimento in esame. A tale riguardo rileva, in particolare, che la garanzia di un’educazione scolastica in lingua, prevista dall’articolo 8 della parte III della Carta, appare suscettibile di determinare effetti finanziari, difficilmente quantificabili in assenza di dati e parametri valutativi. In ogni caso, una verifica della congruità delle risorse disponibili a legislazione vigente Pag. 28si rende necessaria anche alla luce di quanto asserito dalla relazione illustrativa in merito alla necessità «che eventuali ulteriori riconoscimenti a favore di altre minoranze linguistiche, effettuati dopo la ratifica della medesima Carta, dovranno trovare copertura attraverso provvedimenti ad hoc». Con riferimento, infine, al comitato di esperti di cui all’articolo 17, andrebbe chiarito se dalla partecipazione a tale comitato di un membro italiano possano derivare oneri relativi a compensi ovvero a spese di missione, di viaggio e di soggiorno.”

L’intero resoconto della seduta lo trovate qui: Scarica il PDF

L’On. Calvisi Giulio è ufficialmente di sinistra e ancora più ufficialmente sardo,

Qualsiasi persona di senso comune penserebbe che Calvisi Giulio, onorevole di sinistra e sardo, dovrebbe essere contento di ratificare la Carta Europea delle Lingue Regionali e Minoritarie, primo perché, in quanto onorevole di sinistra, dovrebbe essere a favore dei diritti civili delle minoranze e poi, in quanto sardo, perché la Carta Europea stabilisce chiaramente quali sono i nostri diritti di minoranza linguistica.

E invece no!

Calvisi Giulio, onorevole, non vuole che lo lo stato si faccia carico delle ulteriori spese che sarebbero comportate dal riconoscimento delle lingue Rom e Sinti.

La cosa costituisce già in sé un’ignobile discriminazione di queste minoranze storiche, ma–visto che i Sinti e i Rom sono riconosciuti come tali dalla Carta Europea–Calvisi, per raggiungere il suo obiettivo–far risparmiare lo stato–blocca, imparzialmente, verrebbe da dire, la Carta nel suo insieme.

E quindi anche il riconoscimento del sardo.

Le sue argomentazioni insopportabilmente burocratiche e contorte puzzano già da lontano di razzismo, di odio razziale.

Ma pur di negare ai bambini Rom e Sinti i loro diritti linguistici, li nega anche ai bambini sardi e friulani e occitani ecc.

Se non dubitassi fortemente della virilità (intellettuale) di Calvisi Giulio, onorevole, direi che ha fatto come quello che si è tagliato i coglioni per far dispetto a sua moglie.

Ma dubito sia della sardità che della virilità (intellettuale) del nostro onorevole.

Facciamoci due conti: è vero che molti Italiani sono razzisti e odiano gli “zingari”–Calvisi vuole forse attirare i loro voti–ma sono molti di più gli Italiani che sono incazzati per le scandalose retribuzioni che i politici si assegnano.

Attirerebbe molti più elettori se proponesse di dimezzare lo stipendio dei parlamentari.

E farebbe anche risparmiare molti più soldi allo stato.

Ah, se guardate nella sua scheda personale, scoprite che la professione di Calvisi Giulio, onorevole, quando non era onorevole, era quella di dirigente politico. Giulio CALVISI (PD)

 

de Roberto Bolognesi

 

http://bolognesu.wordpress.com/2012/09/14/e-calvisi-per-fare-dispetto-alla-moglie-blocco-la-ratifica-della-carta-europea-delle-lingue-regionali-e-minoritarie/

Parlamentari, lingua sarda e ratifica Carta europea delle lingue: Iscuru s’anzone chi isettat latte dae su mariane…

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Su comitadu pro sa limba sarda protesta per il comportamento omissivo di gran parte dei parlamentari sardi nei confronti dei diritti della minoranza linguistica sarda sarda in relazione all’iter di ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie in corso nel Parlamento.

In senso negativo si è recentemente distinto il parlamentare PD Giulio Calvisi che pur essendo relatore nella Commissione V ( impegnata a dare un parere consultivo sulla proposta di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie così come pervenuta dalla Commissione competente ) nel suo intervento non ha nemmeno citato la lingua sarda, come se il problema non esistesse.

Unico parlamentare sardo componente della Commissione V, pur relatore della proposta di legge, si è dimostrato sordo e muto rispetto alle sollecitazioni di tutta la società sarda affinché venissero proposti i necessari emendamenti per ristabilire i diritti della minoranza linguistica sarda e la sua equiparazione ad altre minoranze linguistiche meglio tutelate benché la lingua sarda sia la seconda lingua per numero di parlanti nella Repubblica dopo la lingua italiana.

Chiedere che i parlamentari sardi si attivino per scongiurare il declassamento della lingua sarda sembra sia stata una pura fantasia che non tiene conto della loro cronica avversione al sardo, anzi la lingua sarda non appare neppure nei loro pensieri, e con questo atteggiamento in maggioranza si sono arruolati fra i nemici della nostra lingua e i fautori della colonizzazione e dell’assimilazione forzata dei nostri bambini, giovani ed adulti alla lingua italiana.

A nulla è servita la campagna iniziata da su Comitadu pro sa limba sarda con la lettera aperta del 19 febbraio al Presidente Napolitano che richiedeva un suo intervento affinché venisse finalmente ratificata la Carta delle lingue regionali e minoritarie.

I parlamentari non hanno ascoltato la successiva denuncia tesa a scongiurare che la ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie si trasformasse da valorizzazione della lingua sarda e sua introduzione nella scuola, nei media e nella giustizia come previsto dagli standard europei stabiliti dal Consiglio d’Europa, in ulteriore penalizzazione e ghettizzazione del sardo come lingua di serie B.

A niente è servita la lettera dell’Assessore regionale alla cultura Giorgio Milia inviata a tutti i parlamentari sardi perché vigilassero e si unissero in favore della lingua sarda e presentassero argomentazioni, proposte ed emendamenti finalizzati ad equiparare la lingua sarda alle lingue dell’arco alpino ( francese, Tedesco, Sloveno e Ladino ) considerate nell’ipotesi di ratifica lingue di serie A rispetto alla sarda di serie B( e alla friulana e franco provenzale ) in aperto contrasto con la Costituzione italiana :

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Art. 6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Nessun ascolto è stato dato alla lettera inviata ai parlamentari dal CoReCom-Sardegna Comitato regionale per le comunicazioni, con suggerimenti “…affinché, durante l’iter parlamentare del disegno di legge di ratifica si possano intraprendere tutte le iniziative necessarie, in particolare attraverso degli emendamenti nel senso proposto affinché con la ratifica della Carta europea delle lingue – almeno per quanto di nostra competenza – possa essere possibile creare in Sardegna una stazione radio e televisiva e un giornale in lingua sarda, fatte salve le ulteriori modifiche necessarie anche in relazione a settori diversi da quello dei media che esulano dalla sfera di competenza del Corecom ma che, per amore di democrazia ci preme di sottolineare.”

E risultata acqua fresca per gli onorevoli sardi a Roma la mobilitazione del Consiglio regionale che con voto unanime, compreso quello della Presidente, ha approvato l’ordine del giorno voto n. 87 del 2 agosto 2012 indirizzato al Parlamento per garantire adeguati livelli di tutela della lingua sarda in sede di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie (così come previsto dall’articolo 51 dello Statuto sardo).

Eppure i parlamentari sardi erano sensibilizzati dal dibattito e le proteste per i declassamenti della lingua sarda attuati in questi mesi con una discutibilissima sentenza della Cassazione che stabiliva essere la lingua sarda non una lingua ma un “dialetto” e dal Governo Monti con l’eliminazione, nella “spending review”, della lingua sarda come parametro ( da 600 a 400 alunni ) utilizzabile in Sardegna in quanto riferito ad una minoranza linguistica ) per calcolare gli accorpamenti e l’occupazione nelle scuole della Sardegna.

Invece con la Spending Review l’articolo 14-spese del personale, comma 16, correggeva la legge di stabilizzazione finanziaria 15 luglio 2011, n.111 precisando che “ per aree geografiche caratterizzate da specificità linguistica si intendono quelle nelle quali siano presenti minoranze di lingua madre straniera.

In questo modo, introducendo il vago concetto di “lingua straniera” in sostituzione all’elenco delle lingue storiche ( comprendenti il sardo ) previsto nella legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” .la lingua sarda veniva declassata riguardo al Tedesco, Francese, Sloveno e paradossalmente rispetto al catalano d’Alghero.

Malgrado la solitaria testimonianza dell’On. Palomba e dei pochissimi parlamentari sardi firmatari della sua mozione, presentata in sede di votazione della Spending Review che, riguardo alla possibilità dei sardi di poter utilizzare il conteggio più favorevole per gli accorpamenti, chiedeva il ripristino dei nostri diritti come minoranza linguistica, continua il boicottaggio della lingua sarda da parte della maggioranza degli altri parlamentari.

 

Su comitadu pro sa limba sarda esprime tutta la sua riprovazione e sconcerto per l’atteggiamento omissivo e antisardo del On. Calvisi che coinvolge non solo il singolo parlamentare ma l’intero suo gruppo politico e l’insieme della maggioranza dei parlamentari sardi di diversi schieramenti , che comunque si spera che in sede di votazione della ratifica in aula, anche se in extremis, operino affinché la proposta di ratifica venga modificata in meglio e i parlamentari isolani, in minoranza in un Parlamento colonialista, se non la sostanza riscattino almeno il loro onore di sardi tradito sino ad ora con i loro comportamenti.

….Iscuru s’anzone chi isettat latte dae su mariane…

 

 

 

DOCUMENTAZIONE

SEDE CONSULTIVA

Commissione (V) Bilancio, tesoro e programmazione

  Giovedì 13 settembre 2012. — Presidenza del vicepresidente Giuseppe Francesco Maria MARINELLO. — Interviene il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Gianfranco Polillo.

  La seduta comincia alle 13.40.

 

Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992.

Nuovo testo C. 5118 Governo e abb.

(Parere alla III Commissione).

(Esame e rinvio).

  Giulio CALVISI (PD), relatore, fa presente che il disegno di legge autorizza la ratifica e l’esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 e che il provvedimento non è corredato di relazione tecnica. Con riferimento agli articoli 3 e 4 del disegno di legge di ratifica, volti a disciplinare l’ambito di applicazione e programmazione radiotelevisiva, fa presente che andrebbe chiarito se, in corrispondenza dell’ampliamento del contenuto del contratto di servizio, possa determinarsi un incremento dell’onere di servizio a carico dello Stato, tenuto conto anche dell’inserimento di ulteriori due lingue a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell’esame in Commissione. Con riferimento alle disposizioni della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, recanti misure a favore dell’uso delle lingue regionali o minoritarie nella vita pubblica, evidenzia che le disposizioni contenute nella Carta, applicabili alle lingue regionali e/o minoritarie secondo le specifiche contenute nell’Allegato, assicurando determinate forme di tutela alle lingue suddette, implicano una serie di adempimenti ed incombenze a carico di determinate amministrazioni pubbliche, specialmente laddove vengano previste attività di traduzione ed interpretariato. Pertanto, nonostante quanto affermato dalla relazione illustrativa circa la riconducibilità della nuova disciplina alle misure già previste dalla vigente normativa, in assenza di una relazione tecnica occorrerebbe acquisire dati ed elementi volti a suffragare la predetta ipotesi di neutralità finanziaria. Fa presente, in particolare, che tali elementi appaiono necessari al fine di escludere che a fronte delle modifiche introdotte dalla Commissione di merito nel corso dell’esame in sede referente – che ha determinato l’inserimento di ulteriori due lingue minoritarie – si determinino aggravi di spesa per le amministrazioni interessate all’applicazione delle disposizioni di cui all’Allegato al provvedimento in esame. A tale riguardo rileva, in particolare, che la garanzia di un’educazione scolastica in lingua, prevista dall’articolo 8 della parte III della Carta, appare suscettibile di determinare effetti finanziari, difficilmente quantificabili in assenza di dati e parametri valutativi. In ogni caso, una verifica della congruità delle risorse disponibili a legislazione vigente Pag. 28si rende necessaria anche alla luce di quanto asserito dalla relazione illustrativa in merito alla necessità «che eventuali ulteriori riconoscimenti a favore di altre minoranze linguistiche, effettuati dopo la ratifica della medesima Carta, dovranno trovare copertura attraverso provvedimenti ad hoc». Con riferimento, infine, al comitato di esperti di cui all’articolo 17, andrebbe chiarito se dalla partecipazione a tale comitato di un membro italiano possano derivare oneri relativi a compensi ovvero a spese di missione, di viaggio e di soggiorno.

Il sottosegretario Gianfranco POLILLO, premettendo che le attività relative alla tutela delle minoranze linguistiche contemplate nella legge n. 482 del 1999 sono effettuate utilizzando le risorse a ciò destinate dalla predetta legge, rileva la necessità di richiedere una relazione tecnica nella quale si dia conto della eventuale invarianza finanziaria della estensione della tutela prevista dalla Carta europea alle minoranze Rom e Sinti, non ricomprese nella disciplina di cui alla legge n. 482 del 1992. Quanto alla richiesta di chiarimenti sugli oneri eventualmente derivanti con riferimento al comitato di esperti di cui all’articolo 17, conferma che tale disposizione non determina oneri aggiuntivi per la finanza pubblica essendo i relativi oneri a carico del bilancio del Segretariato generale del Consiglio d’Europa.

  Giulio CALVISI (PD), relatore, alla luce delle osservazioni del sottosegretario, propone di rappresentare, come avvenuto anche in altre circostanze, le rilevate criticità relative ai riflessi finanziari dell’estensione della tutela alle minoranze Rom e Sinti, alla Commissione di merito per un ulteriore approfondimento.

  Giuseppe Francesco Maria MARINELLO, presidente, accedendo la Commissione alla proposta del relatore, rinvia il seguito dell’esame del provvedimento ad altra seduta.

 

de Mario Carboni