Lodè non dimentica il poeta-fotografo Juanne Pretu Bravu

Articolo sulla Nuova Sardegna, di Bernardo Asproni

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«Est intradu lenu-lenu in sa vida de cadaunu de nois». Lo ha detto Angelo Canu, di s’Ufitziu de sa limba sarda, durante la cerimonia, tenutasi in cimitero, in onore di Juanne Pretu Bravu, al secolo Giovanni Pietro Sanna, fotografo e poeta, scomparso nel giugno 2011, all’età di 84 anni. «È entrato piano-piano nella vita di ciascuno di noi»: sì, perché Juanne Pretu Bravu, che ha conosciuto la sofferenza dell’emigrazione in Germania, era un uomo semplice e mite, ma con il senso della osservazione delle cose che ruotavano attorno al suo mondo, che le fissava con le zumate, feste paesane e avvenimenti (battesimi, cresime e matrimoni ed altro) di Lodè e dintorni, oltre a possedere l’estro poetico, da tavolino. Da certuni, per questo, era considerato un po’ strano, quindi votato a cader nell’oblio. La sua tomba era rimasta anonima senza la lapide, forse perché senza parenti che potessero provvedere. Ci ha pensato l’amministrazione. Per l’occasione, con la collaborazione di biblioteca e Ufitziu de sa limba sarda, con i ragazzi della terza media e i cittadini, che hanno inteso presenziare, si è svolta una manifestazione, un reading di poesie, di racconti e di memoria in ricordo di tziu Juanne Pretu. Il sindaco Graziano Spanu ha inquadrato la figura del poeta-fotografo, un artista dimenticato, da storia minore, ma di sicuro talento. Poi si sono succeduti al microfono studiosi, poeti, alunni, gente comune. Gino Farris ha letto un documento e una riflessione in ottava. Tito Canu, Bonaria Farris e gli alunni delle scuole hanno recitato poesie di ziu Juanne Pretu. Enedina Pau ha declamato una poesia di Peppino Mereu, Stefano Lobina una di Benvenuto Lobina, Giacomo Floris una di Pietro Casu, Gaetano Pira una sua poesia dedicata a Juanne Pretu Bravu. Il sindaco Spanu ha letto una poesia del poeta dedicata a lui e alla moglie, Angelo Canu ha ricordato la specificità nel proporsi fotografo in occasione di un suo particolare compleanno (Canu aveva perso il padre due mesi prima, peraltro compagno di emigrazione del poeta-fotografo) nel lontano 1985. Canu ha ricordato quella specificità (“Di,di, abbà di. Abbà, abbà di, abbà”) che forse esternava per gioco o forse perché “cussa manera” era diventata “su signu de riconoschimentu” (marchio di fabbrica), in ogni caso un modo di creare allegria. Sicuramente, visto il carattere, era un modo di creare allegria, di trasmettere la sua giovialità agli altri. Il pubblico ha recepito bene l’iniziativa del comune per il compaesano cantore di Lodè.


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