«Ho lasciato la Sardegna in cerca della tranquillità»

 

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«Quando manca il lavoro può capitare di entrare in giri strani, con i quali magari non si vorrebbe avere a che fare. Per questo, appena ho compiuto 18 anni, ho deciso di andare via. Non c’erano prospettive, per me e per tutti. La mancanza di lavoro è una questione di enorme importanza, è la questione! Non giustifico chi commette reati, ma se non hai alternative che cosa fai?» Ha 22 anni e le idee chiare Federica Di Felice. Vive a Malta dal 2008 e quando la incontro lavora al “Madliena Cottage”, un ristorante di recente apertura. In Sardegna, racconta, bazzicava compagnie turbolente, cerchie da cui è difficile uscire, perché quei comportamenti, in quel contesto, sembrano il solo modo di vivere e sentirti vivo e non è semplice mettere tutto in discussione. La risposta è sempre la stessa: che cosa dobbiamo fare? «Sono scappata, ho avuto la lucidità di pensare che la mia vita non poteva essere quella. Purtroppo questa è la Sardegna che ho conosciuto. La situazione è grave, qualcosa non funziona nella società, tra le persone. La politica, gli amministratori, la scuola, la cultura dovrebbero riflettere, occuparsi seriamente di questi problemi drammatici».

La famiglia. Federica è nata a Nuoro nel 1989, è cresciuta a La Caletta “un paese sul mare, molto bellino” in Baronia. Il padre, Antonio è laziale, della provincia di Rieti. La madre, Nadia, è nata all’Isola d’Elba. Ha un fratello nato a Livorno, Giacomo, e una sorella, Veronica, nata a Porto Ferraio, all’Elba. Il padre, carabiniere in pensione, a suo tempo fu inviato nell’isola, dove la famiglia vive da oltre 30 anni. «Stanno bene, in particolare mio padre. Ha la sua campagna, il suo orto ed è benvoluto perché ha sempre cercato di essere comprensivo». Anche se la vorrebbero vicina, i genitori sono contenti della sua scelta, si rendono conto che la decisione di partire ha cambiato Federica e la sua vita. «Quando stavo in Sardegna ero per loro una continua preoccupazione, io stessa non ero serena. Soffrivo di attacchi di panico, forse perché facevo una vita in contrasto con i miei sentimenti». Ora Federica è tranquilla. «Ho la mia casa e pago un affitto ragionevole. Ho la mia macchina, le amicizie e, il lavoro. Ora ho anche Rama, il mio cane. Non che non abbia problemi, anche qui ci sono difficoltà. Però sto bene, mi sveglio al mattino serena e mi sento a casa. Perché qui sono stata accolta bene, mi è stato consentito di crescere e acquistare fiducia».

Esperienza. Quando arriva a Malta Federica ha poca esperienza e non parla inglese, ma un lavoro lo trova subito. «Mi hanno detto che inizialmente mi sarei aggiustata con l’italiano, poi avrei imparato. Infatti ho imparato in fretta e bene, perché qui non ti mettono i bastoni tra le ruote, il lavoro è rispettato e si collabora per far bene le cose».

Potenzialità. A parere di Federica la Sardegna ha enormi potenzialità, potrebbe offrire tanto, ma per varie ragioni si resta fermi, anzi si torna indietro. «Questo davvero mi fa rabbia. Noi sardi dovremmo offrire ciò che abbiamo e capire ciò che di nuovo possiamo imparare. Penso sia necessario aprirsi, guardare altro, perché non esistono solo le ripicche personali o l’uso della violenza per risolverle. C’è ignoranza, mi dispiace dirlo, un’ignoranza chiusa che si culla in se stessa. Una delle prime volte che sono tornata in Sardegna era Carnevale. A Siniscola, di sera, ho avuto paura, senza motivo: infatti non è successo niente. C’era in giro gente ubriaca, come sempre. Pensavo: Sono nata qui, sono cresciuta qui! Ma il mio disagio era evidente e a un certo punto un amico mi ha detto: “Federica sei sarda, sei di qui. Dovresti esserci abituata!” Sinceramente non sono più abituata e non voglio esserlo. Sono situazioni che non mi piacciono. Ora esco di casa tranquilla, qui si vive bene, puoi lasciare i bambini liberi, anche piccoli, nessuno gli fa del male. Nessuno ti fa del male. Questo mi ha colpito molto».

Spazi per i giovani. Per Federica, Malta per la Sardegna può esser d’esempio. «Ci sono più possibilità, più offerta e dinamismo, più spazi per i giovani. Se sei in grado di fare, ti lasciano fare. Un problema, in Italia e in Sardegna, è che se non hai conoscenze non vai da nessuna parte. Anche per fare le pulizie in un albergo o in una casa privata ci vogliono agganci. E’ incredibile ma è così. Conosco ragazzi laureati, capaci, che non hanno un’occupazione o si adattano a lavori precari che non sono quelli per cui hanno studiato. Perché non hanno appoggi, mentre chi ha le spinte giuste fa carriera. Questo è profondamente sbagliato ed è un problema che non viene affrontato, se non a parole. Forse perché quelli che contano ci sono in mezzo tutti».Vede un sistema bloccato, in cui la sola soluzione personale è andarsene. «Eppure la Sardegna è bellissima e ha molte più risorse di Malta. Quest’isola è piccola, ma la densità abitativa è alta. E’ pieno di gente e hanno molto poco, zero materie prime, poca terra da coltivare o per l’allevamento. Ma l’economia gira e i turisti arrivano tutto l’anno». Progetti per il futuro? «Niente di complicato: vorrei una famiglia, dei figli che possano crescere tranquillamente, senza vivere tra disagi e incertezze».

Legami. Qualcosa che ti lega alla Sardegna, che ti manca? «Mi mancano i miei familiari e, anche se ho detto tante cose negative, mi mancano i sardi. Qui qualcuno lo conosco e lo frequento. E mi manca il sardo. In Sardegna spesso pensavo in limba, ora non mi capita più. Allora, in particolare prima di addormentarmi, faccio uno sforzo e mi dico: fammi provare a pensare a questo in sardo. Non sempre mi riesce, fa capolino l’inglese e questo mi infastidisce. Perché conservare la lingua, almeno nei miei pensieri, è un modo per ricordare di dove sono».

02 settembre 2012
 
 
di Antonio Mannu